Chi sono io per te?

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Foto del profilo di AnnaAnna Staff pubblicato 3 mesi fa

Oggi, mi tornano in mente le sensazioni e le domande di anni fa quando iniziai un tirocinio professionale come educatrice presso il CDD del Don Gnocchi:
Sono proprio incuriosita: cosa farò? Come reagirò? Mi accoglieranno educatori e pazienti? Arrivo al C.D.D. così, piena di domande, in anticipo. L’assistente di tirocinio sta per fare una riunione, così mi presenta alle educatrici e mi affida a loro che mi presentano un po’ il centro e chi ci lavora. Tutti mi accolgono affettuosamente, chiedendo di me e raccontandomi subito di loro, mi fa piacere sentirmi voluta. Si fa l’appello, questa è la loro presentazione. Mi ha stupito e commosso molto vedere come ognuno affermava vivamente la sua presenza come se volesse urlare, sbiascicare, gesticolare il suo esserci, che è vivo e che grazie all’incontro con un altro, in questo caso l’educatore, viene come affermata la sua propria esistenza (gioco di Alter- Ego).
Sono sempre colpita dal modo con cui ognuno è anche il riflesso degli sguardi di coloro che gli stanno intorno. Mi sento “spiata”, osservano il mio sguardo per scoprire se c’è paura, giudizio, durezza, disprezzo, superiorità, oppure se uno ha uno sguardo di comprensione, di bontà e di gioia per la loro presenza. Chi sono io per te? Mi ami perché ti gratifico? Mi vuoi bene perché faccio progressi? Mi vuoi bene perché grazie a me trovi un senso alla tua vita? Oppure mi ami per me, perché la mia vita seppur piena di dolore ha un senso?
Sembrano chiedersi questo, sembrano scrutare me e gli educatori per rubare qualche risposta dai nostri occhi. In fondo il loro cuore è identico al mio, ha lo stesso bisogno. […]
 
Queste domande, valgono per me ancora oggi, oggi che lavoro presso il Carcere di Opera con detenuti tossicodipendenti.
Gigi è arrabbiato, mi scruta, mi osserva e indaga le reazioni del mio volto alle sue domande provocatorie. “Chi lo dice che noi siamo i cattivi e tu la buona? Ti senti giusta e buona perchè vieni da noi detenuti brutti e cattivi? Sei una brava educatrice se riesci a cambiarmi? ma cosa pensi che io a 60 anni esco dal carcere come un uomo nuovo…? Che senso ha il tuo lavoro? Ha senso solo se riesci a cambiarmi? Perchè vieni qui, per sentirti meglio con te stessa? Per sentirti di più? più buona? più giusta? Il vostro lavoro esiste solo perchè io son qui, in carcere, quindi tu lavori in funzione di me…”
Gigi continua con le sue domande incalzanti. Non rispondo, ma ascolto attentamente e quando torno a casa continuo a pensare alle sue parole.
Perchè facciamo gli educatori? perchè tu fai l’educatore?
Chi sono io- utente- per te- educatore? fai l’educatore perché ti gratifico? Ti interessa di me utente perché faccio progressi? Ami il tuo lavoro perché grazie a me trovi un senso alla tua vita?
perchè?

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