Come affrontate lo stress sul lavoro?

La PiazzaCome affrontate lo stress sul lavoro?
Foto del profilo di NicolaNicola pubblicato 2 settimane fa

Buongiorno a tutti, oggi è un giorno di festa, ma non per la maggior parte degli operatori ed educatori, spesso questo è un lavoro h24, 7 giorni su 7, tutto l’anno, feste incluse, perché gli ospiti delle strutture sono lì giorno e notte. Negli ultimi 4 anni e mezzo ho lavorato come operatore in strutture residenziali, lavoro mai noioso, ma certo talvolta faticoso e, spesso, svolto sotto organico e con turni ravvicinati e poco tempo per staccare. Penso che sia un’esperienza abbastanza comune, mi piacerebbe qui aprire un dialogo per vedere come affrontate questo problema, se a qualcuno è capitato di finire in burnout o se invece è riuscito ad accorgersi e fermarsi per tempo.

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2 Risposte
Foto del profilo di LauraLaura risposto 2 settimane fa

Ho lavorato18 anni in una comunità per minori dai 2 ai 16 anni. Sempre nella stessa struttura.
Una buona supervisione, un buon lavoro di squadra coi colleghi, un responsabile ch4 stima a prescindere il tuo lavoro e ti sostiene nelle fatiche sono la forza per lavorare con passione senza bruciarsi. Ma anche una capacità personale di staccare la spina quando fuori turno, cogliere l’attimo per riposarsi, imparare a dire “no” se ci sii accorge che ci è chiesto troppo…..
E ricorda il nostro è il lavoro più bello del mondo!!!

Foto del profilo di NicolaNicola risposto 2 settimane fa

Ti ringrazio per la risposta Laura, metti in evidenza due punti centrali: da un lato la capacità della struttura di di fornire strumenti ed un clima positivo, che favorisca il lavoro; dall’altra una capacità personale di prendersi i propri spazi per ricaricarsi.
Tante volte nella mia esperienza ho fatto fatica a mettere dei confini, a dire dei “no”, e ho visto fare la stessa cosa a colleghi. Questo poi portava ad avere il turno coperto, ma solo “fisicamente”. Proprio perché è un bel lavoro che va protetto 😀

Foto del profilo di AnnaAnna Staff risposto 7 giorni fa

Ciao Nicola!
è molto interessante il dialogo che apri…sopratutto nel nostro campo, credo, sia utile parlare dello stress che vediamo costantemente nei nostri ambienti di lavoro e spesso in alcuni colleghi o addirittura talvolta anche in noi stessi.Il nostro è un lavoro bellissimo, “il più bello del mondo”- dice Laura- perchè dice qualcosa di noi, di chi sono io e mette in campo la persona prima ancora che il ruolo di educatore…è proprio per questo che si sente la “pesantezza” del lavoro, lavoro che è innanzitutto su se stessi.
Mi è venuto in mente un testo, “Un’esperienza di cui aver cura…Appunti pedagogici sul fare educazione” di Cristina Palmieri.
Cosa può sostenere il lavoro educativo?

  • stabilire pause di valutazione, riflessione ed eleaborazione in cui gli stessi educatori possano imparare dall’esperienza svolta,

“Per poter svolgere il proprio lavoro con adeguata attenzione tutti gli educatori sanno cosa sia necessario: fermarsi, darsi il tempo per poter riflettere, comprendere, capire come agire. Ovvero introdurre delle mediazioni: qualcosa- una pausa, banalmente- che si frapponga tra sè ed il proprio lavoro, il proprio essere costantemente immersi in relazioni e situazioni che richiedono risposte pronte, apparentemente immediate. [….] Le pause a volte sono negate o sono strappate a un ritmo di lavoro che, paradossalmente, fa diventare abituale la sensazione di svolgersi nell’emergenza. […] Quando tutto diveta emergenza (come succede spesso nei nostri contesti lavorativi), non c’è possibilità di soffemarsi sugli eventi e i clichès scattano.”

  • costruire l’equipe come luogo di progettazione, elaborazione e valutazione delle pratiche educative

L’equipe deve essere il luogo che sostiene, sono pienamente in accordo con Laura. Quando in un servizio mi è capitato di non essere sostenuta da un equipe, il lavoro era pesante e mi son ritrovata nel giro di pochi mesi stanca, sempre in emergenza sul campo, senza appoggi nè momenti di confronto che non mi hanno permesso di soffermarmi affinchè tutto non divenisse routine.
Il libro che ti consiglio credo che aiuti molto a riguardare l’esperienza del lavoro eduvativo e aver cura di alcuni aspetti del proprio lavoro. Spero ti sia utile.
Anna
 

Foto del profilo di NicolaNicola risposto 5 giorni fa

Ciao Anna, grazie dell’intervento, mi fa piacere che l’argomento ti sia interessato e penso che tu abbia dato un bel contributo ed un consiglio bibliografico, testo che cercherò di recuperare questo testo, mi piace molto la parte che hai citato riguardo all’emergenza.
In effetti, in quella che è la mia esperienza in comunità (parlo di poco più di 4 anni) mi ritrovo con “Quando tutto diventa emergenza”, e spesso è stato oggetto di discussione in equipe del perché ciò accadesse, discussioni che però terminavano in una ricerca di un colpevole dell’emergenza. Lo stato di emergenza ha i suoi “vantaggi”, superarla ti fa sentire potente, efficace e permette di posticipare altre cose, magari routinarie, magari noiose, instaurando però un circolo vizioso. Terminata un’emergenza quello che è stato tralasciato diventa urgente, e così via.