Educatori Professionali del Vecchio Ordinamento: dimenticati o volutamente trascurati? Una riflessione all’indomani dell’approvazione della legislazione che disciplina le professioni educative.

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L'educazione è una cosa seria pubblicato 5 mesi fa

Pubblichiamo un articolo che è giunto alla nostra pagina FB:
La normativa italiana, di recente approvazione, in materia di intervento educativo e pedagogico -ad una prima analisi- sembrerebbe porre rimedio all’annosa questione del riconoscimento giuridico dei ruoli di Educatore e Pedagogista stabilendo il nesso diretto tra titolo accademico e professionalità educative.
Con la Legge di Stabilità n. 205 del 2017 (comma 594 – 601) si sanciscono, da una parte, i ruoli professionali dell’Educatore Socio-Pedagogico e del Pedagogista, dall’altra, con l’approvazione della Legge n. 3 del 2018, si provvede al riconoscimento giuridico della figura di Educatore Professionale Sanitario e all’istituzione del relativo Ordine Professionale anche per i laureati nei Corsi di laurea SNT- 2 identificati, a pieno titolo,  come gli unici professionisti del settore educativo per i Servizi Socio – Sanitari.
Ma un’analisi più accurata svela restanti questioni di cui non si può non tener conto.
Il legislatore, seppur con l’intento di porre ordine e conferire dignità al lavoro educativo, di fatto, compie uno smembramento di ciò che da anni veniva coralmente decantato: il profilo unico di Educatore Professionale.
Oltre la compartimentazione di suddetto ruolo professionale, già a partire dai relativi indirizzi accademici di formazione  – L – 19 e SNT – 2 – la recente normativa non sembra tener conto delle migliaia di professionisti che provengono da passati percorsi accademici già immessi nel mondo del lavoro nel Settore Socio – Sanitario, la cui formazione ricalcava un modello universitario già orientato sul profilo unico di Educatore Professionale.
Stiamo parlando, in questo caso, dei laureati in Scienze dell’Educazione del Vecchio Ordinamento, con specifico indirizzo di Educatori Professionali.
Il profilo accademico dei Laureati nel Vecchio Ordinamento, benché sostanzialmente orientato nella formazione di professionisti idonei per operare negli Interventi Socio – Sanitari, viene ingiustamente escluso tra i titoli d’accesso all’Ordine delle Professioni Sanitarie. Con il grave rischio, per chi già opera nei Servizi Socio – Sanitari pubblici o in convenzione, di perdere il lavoro o di precludere, a chi ha conseguito questo titolo e maturato esperienze e tirocini specifici, di potersi collocare in settori di propria pertinenza professionale ed universitaria.
Qual era il percorso accademico dei laureati in Scienze dell’Educazione del Vecchio Ordinamento? Cosa la recente normativa non sembra recepire del loro profilo?
Tornare indietro nel tempo ci è utile per fare chiarezza.
Era il 1992, anno in cui 21 Università italiane celebravano l’avvio dei Corsi di Laurea quadriennali in Scienze dell’Educazione ordinati dalla Legge n. 341 del 19 novembre 1990.
Il percorso accademico in oggetto constava di un curricolo suddiviso in: biennio comune e tre indirizzi specialistici. Il primo biennio aveva il compito di fornire i saperi disciplinari di base (le conoscenze dell’ambito psico – socio – pedagogico, storico – filosofico) ed interdisciplinari con competenze culturali, metodologiche ed euristiche di natura trasversale. Il secondo biennio era articolato in indirizzi esplicitamente professionalizzanti ai quali era assegnato il compito di fornire i saperi specialistici e le competenze empirico – operative alle figure di: Insegnanti di Filosofia e Scienze Umane; Esperti nei Processi Formativi; Educatori Professionali.
L’Indirizzo curriculare per Educatori Professionali (tabella VX sezione 4) fu il percorso che i pedagogisti universitari costruirono come prosecuzione – sostituzione accademica dei corsi di formazione professionale per Educatore Professionale (Scuole Dirette a Fini Speciali) su base regionale in via di esaurimento.
Si può quindi affermare che, dal 1991 all’istituzione del primo corso di Laurea in SNT2 con la Legge n. 51 del 2000, il Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione del Vecchio Ordinamento fosse l’unico percorso formativo promosso dallo Stato per prepararsi come Educatori Professionali.
Per la Pedagogia accademica non era pensabile lasciare sguarnita l’Area Socio-Sanitaria dall’operato di professionisti capaci di agire con intenzionalità educativa nella promozione del benessere psicofisico e nella presa in carico delle fragilità individuali e sociali. Pertanto, per i futuri Educatori Professionali iscritti al Corso di Laurea Quadriennale era previsto un curricolo basato su discipline non solo pedagogiche ma anche psicologiche, biologico – mediche, socio – antropologiche, statistiche e metodologico – sperimentali, giuridiche.
Tale visione unitaria dei saperi, che non disdegnava il contributo dell’area biologico-medica, consentiva all’Educatore Professionale del Vecchio Ordinamento di dotarsi di un approccio al reale capace dell’indagine dei bisogni dell’utenza, della vita umana nel suo complesso in una prospettiva Biopsicosociale.
Insegnamenti curriculari quali la Biologia, l’Igiene, la Psicomotricità, la Neurofisiologia, la Psichiatria, la Neuropsichiatria Infantile, ecc. definivano un ambito di studio e di attenzione atti a formare professionisti dell’extrascuola che fossero in grado di contribuire ad un riequilibrio nei comportamenti, nei rapporti tra gli individui e i gruppi, nello sviluppo della persona in tutto il suo ciclo di vita.
L’attenzione alla malattia fornita da questi Insegnamenti non era intesa in senso meramente clinico ma come educazione alla costruzione di un’autentica prospettiva pedagogica integrata in grado di attenuare le inevitabili difficoltà anche biologiche individuali e sociali della vita quotidiana.
Il tirocinio professionalizzante, espletato nel secondo biennio di formazione accademico, era declinato in riferimento alle diverse aree di sofferenza sociale: tossicodipendenza; disabilità fisica e mentale; abbandono e disagio dei minori, degli anziani o di particolari categorie di sofferenza quali le demenze, le neurodiversità, i malati terminali, condizioni di scarsa o nulla autosufficienza di diversi soggetti sociali. A ciò vanno aggiunti quegli ambiti in cui fossero presenti Servizi Socio – Sanitari, integrati e non, dalle residenze sanitarie assistite, ai servizi territoriali o ospedalieri di Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile e alle più svariate forme di intervento per la prevenzione ed il supporto del disagio psicofisico.
I settori indicati erano luoghi di sedimentazione del bagaglio formativo del tirocinante ed occasione di riflessione di ognuno in vista dell’orientamento professionale futuro.
Sulla base di quanto delineato, si può asserire che: se negli anni ’90 la Pedagogia accademica italiana dava seguito ad un significativo orientamento identitario e professionale unitario del profilo di Educatore Professionale – scevro da sterili contrapposizioni tra declinazioni mediche e non – il legislatore italiano odierno sembra soccombere e rinunciare a quel progetto mettendo anche repentaglio l’operato di professionisti competenti.
 
Occorre sollecitare opportune istanze di tutela giuridica dei titoli accademici ingiustamente esclusi dal Socio-Sanitario. Primo passo utile sarebbe quello di includere tra i professionisti dell’Ordine delle Professioni Sanitarie anche gli Educatori Professionali Laureati in Scienze dell’Educazione del Vecchio Ordinamento.
Ciò in virtù anche di una pregressa normativa. Infatti, Il DPCM 26 Luglio 2011 prevedeva per la figura dell’Educatore Professionale la ricognizione di titoli che fino ad allora non avevano ottenuto riconoscimento istituzionale ed abilitazione.
Tale decreto, mai attuato per la figura dell’Educatore Professionale, includeva tra i titoli ammessi alla procedura di valutazione anche quello di Scienze dell’Educazione acquisito ante 17 Marzo 1999. Ciò implica  che i curriculum didattici e professionali di suddetti laureati venivano considerati di fatto validi per ricoprire il ruolo di Educatore Professionale. In questo caso, il legislatore aveva fissato un limite temporale di inserimento dei titoli senza tener conto dell’omogeneità dei piani di studio degli studenti afferenti al medesimo curriculum accademico laureatisi anche dopo il 17 Marzo 1999, data dell’entrata in vigore della Legge n. 502 del 1999 che disciplinava i Titoli di Laurea in Area Sanitaria.
Se ne deduce, in sostanza, che la formazione dei laureati in Scienze dell’Educazione del Vecchio Ordinamento fosse ritenuta idonea, almeno sul piano del curriculum studiorum, per l’esercizio della professione di Educatore Professionale.
Inoltre risulterebbe fondamentale tornare a promuovere la figura del profilo unico dell’Educatore Professionale presentandola come strategia di opportunità sociale, in vista della fase di profonda trasformazione legislativa ed amministrativa nazionale contemporanea, che pone in osmosi e continuità Servizi Socio – Educativi, Servizi Socio – Sanitari e Servizi per la Salute.
 
Comitato per la tutela degli Educatori Professionali – Vecchio Ordinamento

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