La mia relazione con l’autismo, un continuo su e giù per le scale.

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Giulia Staff pubblicato 3 settimane fa

Giornata internazionale della consapevolezza dell’autismo 2018
Un’ora e mezza a disposizione è allo stesso tempo troppo e troppo poco. A. è sereno, decido di tentare un posto nuovo. Bisogna approfittare delle giornate buone e “sopravvivere” alle giornate no. Andiamo al Paolo Pini, ex manicomio, inquietante per la maggior parte del paesaggio… Ma c’è un angolino che in molti conoscono, rifugio di galline e conigli in libertà, ma anche di uomini e donne che trovano un angolo di pace in piena Milano, è il giardino degli aromi, e ha salvato gite e pomeriggi all’ultimo minuto di tanti educatori.
Oltre agli animali in giro e ai coltivatori degli orti condivisi, ha una peculiarità importante: una bella casetta sull’albero.
A. è un bambino autistico e ha tante difficoltà significative e tanti limiti importanti con cui lui per primo si scontra ogni giorno, e che creano grande sofferenza e angoscia anche in chi gli sta intorno. Perché si fa una fatica bestia, ma davvero grossa, noi lo sappiamo, e soprattutto lo sanno le famiglie a cui qualcuno ha detto “tuo figlio è speciale” o altre cose simili che si finisce per dire quando non si trovano parole per farsi prossimi. Certo che sono speciali, esattamente come sono speciali tutti gli altri figli, nipoti, fratelli. Ma ogni bambino/a ha le sue (leggi: difficoltà, limiti, fisse, potenzialità, abilità). Perciò A., che ha tante difficoltà, ha anche parecchie competenze. In particolare è molto competente a livello motorio, quindi gli propongo di salire a fare merenda in casetta. La scala è lunga, ripida e pericolosa. Ci sale tranquillamente, fa merenda, ride, si sporge, esplora, e io mi sento al massimo vedendolo così sereno. Al momento di scendere mi rendo conto in un lampo che ho fatto una gran cavolata, A. si immobilizza in cima alla scala guardandosi intorno smarrito, con il sorriso che si spegne poco a poco. È chiaro che non ha in sé l’idea di girarsi di spalle per scendere, che ovviamente sarebbe il modo più sicuro. Ci guardiamo per mezzo secondo. In me tutta l’ansia del mondo, sei una stupida ma che combini ora si spaventa adesso come minimo ha una crisi lassù dovrò chiamare i genitori e dire che siamo bloccati qui ma perché hai rischiato così è stata proprio una cazzata ma perché non siamo andati al parco sull’altalena che gli piace tanto? Mi fermo. Riprendo il controllo, mi dico che se mi sente in ansia o preoccupata farà suo questo sentire. Da dietro sento lo sguardo degli ortisti e capisco meglio cosa provano le famiglie in certi frangenti.
E poi.. Quello che succede non lo so spiegare. Mi calmo e consapevolmente cerco di trasmettergliela, la calma intendo. Insieme troviamo le strategie fisiche che lo fanno sentire più sicuro. Prende confidenza, con me, con la mia voce, con la scala. Finalmente scende qualche gradino, ogni tanto cerca di buttarmisi addosso ma anche no che ci ammazziamo in due. Prende il giro, lo vedo che ha ingranato. Si ferma quando non se la sente, gli leggo in faccia paura e insicurezza e anche un “ma in che cacchio ci siamo infilati”. A metà scala sento che me la sto giocando tutta in relazione, questa discesa è un gioco di fiducia reciproca, di lasciarsi andare e affidarsi. Quando, venti minuti dopo, A. tocca terra, provo un’emozione incontenibile. Abbiamo rischiato, e abbiamo vinto. E raccontare quella che a molti sembrerà una piccola soddisfazione, mi pareva il modo più bello per celebrare questa giornata. Perché per me, e solo per la mia storia, le persone con disturbi dello spettro autistico sono speciali. Non in sé, a prescindere, a priori. Ma per quello che mi hanno dato da quando avevo sedici anni, quando tutto era un gioco, ad oggi, che ci lavoro con lo stesso sguardo meravigliato di allora. Perché per me è stata speciale la relazione tra me e alcuni di questi bimbi, ragazzi, uomini e donne. Talmente speciale, a ben guardare il passato, da esser stata la radice alla base della mia scelta di diventare educatrice, e quindi di diventare chi sono oggi.

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