Lavorare come educatore nelle case di riposo, si può?

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Foto del profilo di AngelaAngela pubblicato 2 mesi fa

Salve sono una studentessa al secondo anno magistrale di Psicologia Clinica e Neuropsicologia. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche. Vorrei trovare un lavoro, anche part-time, come educatrice. Sapete darmi informazioni in merito o indicarmi altre possibilità di lavoro?

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3 Risposte
Foto del profilo di MiriamMiriam risposto 2 mesi fa

Ciao, guarda probabilmente col titolo di studio che hai potresti provare a rispondere a qualche annuncio per educatori professionali. Non so dirti moltissimo perchè a me dicono sempre che preferiscono la laurea nel settore, ma secondo me vale la pena tentare. Con quello che hai studiato in un psichiatrico magari ti prendono ^^. iscriviti a qualche cooperativa. 

Anna risposto 2 mesi fa

Ciao! Scusami la schiettezza, ma leggere queste cose mi crea un senso di dispiacere nonchè di rabbia. Hai studiato psicologia, stai conseguendo la magistrale per avvicinarti alla professione. Perchè dovresti volere e dover fare l’educatore? Lo psicologo e l’educatore sono due figure diverse, svolgono compiti e ruoli diversi, hanno professionalità e formazioni diverse e sopratutto specifiche, non è un qualcosa che si può sperimentare per arrotondare lo stipendio in attesa della laurea. Per quanto le tipologie di studio, perlomeno teorico, siano le stesse, lo psicologo non è un educatore e l’educatore non è uno psicologo. Per diventare educatori esistono canali formativi specifici e dedicati, così come esistono per formare altre figure professionali. Si lavora in equipe e in sinergia ma lasciamo che ognuno svolga il suo lavoro. Non penso che se io, educatore professionale, mi presentassi ad un colloquio o decidessi di fare la psicologa, me lo lascerebbero fare. Ed è giusto. Quindi rispettiamoci, in primis tra colleghi di settore, perchè a sfruttarci ci pensano già i servizi, riconoscendo il nostro operato meno di zero spesso e volentieri e pagandoci una misera, per quasi sempre ricoprire mansioni o ruoli che non ci spettano. Inoltre, i servizi piano piano si stanno adeguando, riconoscono e pretendono persone formate, l’educatore è inserito chiaramente in inquadramenti contrattuali. Nonostante ciò, molti continuano a inglobare personale ed etichettarlo random come educatore, senza cognizione di causa e spesso con titoli e percorsi totalmente estranei al mestiere; e tutto ciò a discapito in primis dei nostri utenti,che meritano servizi e professionalità da tutti coloro che si affacciano nelle loro vite, e poi a discapito di chi per anni ha studiato, ha fatto enormi sacrifici per questo lavoro-che è una passione prima di tutto, ma tanto da e tanto toglie- e che non trova feedback alcuno ma solo porte in faccia. Esternata dunque questa riflessione, ti faccio i miei più sinceri auguri per i tuoi studi e per la tua carriera! Non prenderla come un attacco personale, ma semplicemente vedila come il punto di vista di un educatore-e penso di parlare a nome di molti- che è stanco di vedere il proprio lavoro squalificato e declassato.Ciao!

Foto del profilo di AngelaAngela risposto 2 mesi fa

Ciao, apprezzo sempre molto la possibilità di confrontarmi con qualcuno, soprattutto quando il confronto è costruttivo.
Considerata la mia domanda iniziale, mi sembra evidente che non ho avuto l’ardire di sostenere che la figura dell’educatore debba essere declassata, il mio unico intento era quello di informarmi in merito all’argomento, nessun altro. Credo, tuttavia, che i nostri percorsi di studio, almeno in parte, lascino entrambi un bagaglio di conoscenza orientato nella medesima direzione e non credo che il titolo di studio triennale che ho conseguito sia “totalmente estraneo al mestiere”, come hai detto tu.
Ad ogni modo, comprendo perfettamente la tua rabbia di fronte al mancato riconoscimento, (la situazione per gli psicologi non è poi così diversa), e posso assicurarti che di sacrifici ne ho fatti e ne sto facendo tanti anch’io. La guerra però non dovremmo farcela tra di noi, è il sistema che è sbagliato, in primis quello accademico che crea confusione tra i settori, e poi quello lavorativo che li fomenta. Noi siamo solo delle pedine, le regole del gioco non spetta a noi deciderle.

Anna risposto 2 mesi fa

Assolutamente d’accordo sull’affinità su cui si muovono entrambi i percorsi, io stessa durante la triennale ho dato molti esami di psicologia, sociologia, pedagogia, etc. Ma questo non fa di me una psicologa; se provassi a cercare un posto da psicologa/psicoterapeuta mi caccerebbero dai servizi a pedate, e ci mancherebbe che non debba essere così. D’altro canto, ci sono metodologie, strategie, strumenti che sono comprensibili e applicabili solo nella specificità dei percorsi, sia in una direzione che nell’altra. Sono due lavori diversi, due figure che danno due apporti diversi; così come le tante altre professioni sanitarie riabilitative (terapista occupazionale o tecnico della riabilitazione psichiatrica ne sono gli esempi più lampanti). L’idea comune (riscontrabile anche nei servizi purtroppo) è che chiunque (e per chiunque intendo anche gente senza titoli o con titoli assolutamente che non c’entrano nulla con la professione) possano fare gli educatori. Perchè ancora non ci viene riconosciuta una specificità, una formazione, un ruolo fondamentale che invece sono propri di questo tipo di figura professionale. La riflessione sulla nostra situazione attuale è un pensiero che sostanzialmente vuole sottolineare la malsana e assurda possibilità di intercambiare professionisti per altri; non ho mai visto infermieri venire assunti come medici o educatori assunti come psicologi. E giustamente. Il fatto che però accada sempre e comunque il contrario non sta a significare che ci sia una logica esatta alla base. Esco un attimo dalla serietà del discorso per lanciare una semi-provocazione (ovviamente in buonissima fede): non ti girerebbero le scatole se un educatore o un pedagogista venisse assunto come psicologo e tu rimanessi a casa? Se fossi io una psicologa, si e poi come! le guerre purtroppo ce le facciamo tra poveri perchè non possiamo poi fare più di tanto, ma partire dal riflettere è sempre un buon punto di partenza! in bocca al lupo per tutto!

Foto del profilo di AngelaAngela risposto 2 mesi fa

Io ti capisco perfettamente e concordo con le tue riflessioni. Mi è capitato, spesso, di incontrare pedagogisti improvvisarsi Psicologi. Purtroppo le nostre professioni, facendo riferimento a degli aspetti di vita quotidiana di cui ognuno, in una qualche misura, ha avuto esperienza soggettiva diretta, faticano di più ad avere riconosciuta la loro validità oggettiva e la loro specificità. Non di rado mi è capitato di imbattermi in persone convinte che l’essere dotati di una psiche o di buone abilità di ascolto facesse di loro degli Psicologi, (e non sto scherzando).
Come si evince dal post, non conosco esattamente il percorso da seguire per fare l’educatore, e mi dispiace se, dando retta a qualche voce di corridoio, ho urtato la sensibilità di chi, come te, ha faticato per qualificarsi adeguatamente per ricoprire questo ruolo.
Purtroppo, però, di fronte alla necessità, come credo tu possa capire, è difficile fare i moralisti. Diventare adulti allontana dalla morale, soprattutto in un Paese come il nostro in cui la moralità è ormai solo un’utopia.
A te auguro di riuscire a vincere le tue battaglie e di riuscire a trovare un posto che soddisfi la tua preparazione.