L'educatore in RSA

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Foto del profilo di AlessiaAlessia pubblicato 1 mese fa

Ciao a tutti, ho 23 anni e ho intrapreso da poco un’esperienza in RSA, dove per 3 ore al giorno mi occupo di attività animative ed educative con gli anziani. Le ospiti degenti sono circa 77, tutte donne, con diverso grado di compromissione cognitiva e fisica. 
Mi viene chiesto ora di proporre un progetto, cosa ho intenzione di fare con queste donnine, e la mia mente di tutta risposta va in Black out. Fino ad ora, ho lavorato sulla scia delle mie colleghe, proponendo le loro attività che spaziano da laboratori di manualità, alla tombola, alla stimolazione cognitiva con le parole ma ora mi trovo a dover proporre ex novo io qualcosa. 
Ho alcune idee, frammentate. Se qualcuno volesse consigliarmi o fornirmi degli spunti sono ben accetti.
Alessia

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4 Risposte
Foto del profilo di MaryMary risposto 1 mese fa

ciao Alessia sono educatrice anch’io ma non con gli anziani..però faccio anche teatro e lo utilizzo spesso nelle mie attività..perché non provi ad impostare un laboratorio del genere..agli anziani piace molto il teatro e immergersi in altri ruoli in altre età e in altri contesti storici potrebbe aiutarli a dimenticare per alcune ore i loro malesseri..
in bocca al lupo
Maria

Foto del profilo di CristinaCristina risposto 1 mese fa

 Ciao Alessia,anch’io ho lavorato in rsa come animatrice-educatrice. Essendo tutte donne, potresti proporre una sorta di “laboratorio di bellezza” a piccoli gruppi dedicato a piccole cure estetiche (es. mettere lo smalto, un bel rossetto, una crema per il viso o le mani… ecc.”) .Le piccole attenzioni all’aspetto fisico sono importanti per incrementare il benesserè e l’autostima e le anziane si sentirebbero “coccolate” e riempite di attenzione. Nella mia esperienza aveva funzionato e puoi coinvolgere anche eventuali volontarie! 

Foto del profilo di AnnaAnna Staff risposto 1 mese fa

Ciao Alessia!
premetto che non ho mai lavorato con gli anziani, ma ricordo un progetto di una mia compagna di università che svolgeva il suo tirocinio con utenti anziani in un centro alzheimer che mi aveva colpito molto.
Il progetto prevedeva un laboratorio di “musicoterapia” in cui si ascoltava una musica scelta da ciascuno e si condividevano i ricordi suscitati e le immagini/fotografie che emergevano o che la musica metteva a fuoco. 
Credo però, se posso permettermi, che tu possa prendere spunto da tutte le risposte, le idee, i libri e progetti già esistenti.. ma che poi sia tu a trasformare e plasmare il progetto affinché sia più tuo, nelle tue corde e in cui tu possa far emergere quello che desideri fare tu con i tuoi utenti.
La tua coordinatrice ti ha lasciato una responsabilità e credo che sia perché ha fiducia e crede nelle tue possibilità e potenzialità! Quindi… abbi stima di te!
Buona avventura! 

Foto del profilo di GiuliaGiulia Staff risposto 4 settimane fa

Ciao Alessia,
un po’ in ritardo provo a darti qualche spunto.
Ho fatto un lungo tirocinio il terzo anno del mio corso di laurea da educatrice in Casa Vidas, quindi con pazienti malati terminali. Uno degli spunti più significativi che ho raccolto è stato comprendere quali dovessero essere i “requisiti” di una buona attività, requisiti trasversali, che variano naturalmente con l’utenza. Una considerazione:

  • Gli anziani hanno bisogni molto diversificati: qualcuno può aver voglia di fare, essere ancora abbastanza attivo, avere ancora curiosità per ciò che lo circonda; qualcuno meno, qualcuno per niente. Il bagaglio di attività da pensare, o il percorso da progettare, dovrebbe tenere conto di questa varietà di bisogni e cercare di rispondervi. Accanto a un laboratorio partecipato e attivo si possono predisporre momenti di semplice osservazione o ascolto. Per esempio io avevo fatto venire un’amica a dipingere un quadro in diretta. La riflessione era questa, con l’esempio di una mostra: 

“la stessa cosa è possibile farla in modi diversi. Possiamo portare la mostra, installarla e lasciarla lì. Chi vuole la può guardare senza bisogno di entrare in relazione con nessuno se non ha voglia di farlo. Oppure possiamo portare la mostra e anche chi la gestisce, che potrebbe entrare in relazione con le persone spiegando come nasce la mostra ed ogni opera. Infine, potremmo portare chi ha fatto la mostra a dipingere: si stimola la curiosità rispetto al processo di creazione dell’opera. La persona può osservare, parlare, ascoltare, provare. È il soggetto a scegliere tra le diverse possibilità proposte.”
Diciamo che in questi servizi c’è un po’ l’ansia di “far fare qualcosa”, e questo spesso risultava frustrante con gli anziani anche perché si finisce sui “lavoretti” e magari si perde di vista il senso.  All’epoca cercavo di capire se fosse possibile rendere attive le persone anche con modalità diverse dal “far fare”, aggiungendo una terza categoria alla diade fare/non fare, l’osservare, l’ascoltare.
L’idea è dunque che ogni paziente abbia, a seconda del momento, il bisogno di attivarsi facendo qualcosa, il bisogno di non fare niente e il bisogno di osservare tranquillamente (senza sentirsi obbligato a partecipare) la vita che altri portano, le attività che altri svolgono. Ciò attiva nella misura in cui stimola il pensiero, la fantasia, la mente che si libera, che può funzionare, lavorare, al di là delle forze che abbandonano il corpo e pongono invece dei limiti.
Così avevo diviso le attività in attive, semi-attive e passive. Ti copio l’elenco che avevo immaginato, ma ogni educatore costruisce il proprio bagaglio, come già qualcuno ti ha detto, a partire da ciò che sente più nelle sue corde. Scusami la lunghezza, un abbraccio e in bocca al lupo!
Giulia
Iniziative attive

  • Scrapbooking: lo scrapbooking (la costruzione di un album di foto e pensieri riguardo qualsiasi tematica) favorisce l’espressività delle proprie emozioni e della propria soggettività, poiché si è invitati a raccogliere tutto ciò che rappresenta e costruisce la propria identità “fissandolo” su un oggetto concreto che si può condividere con altri o riguardare per conto proprio in qualsiasi momento. Vi è massima libertà di scelta di come riempire lo scrapbook: si è autonomi nella scelta del tema, nella decorazione, nell’espressione dei propri pensieri ma anche (chi più chi meno) nella costruzione concreta dell’album. È una tecnica che produce emozioni positive, quali la soddisfazione di avere in mano il prodotto finito e poterlo risfogliare quando si ha voglia. Anche l’aspetto socializzante non è da trascurare: le relazioni vengono stimolate attraverso lo scambio, il regalo, la costruzione o la visione del prodotto finito con un famigliare o un amico.
  • Ascolto di alcuni pezzi di musica sinfonica: l’idea è di partire dalla musica per lavorare sui ricordi e sulle emozioni, così che essa possa favorirne l’espressione. È anche potenzialmente utile a comprendere, almeno ad un primo, superficiale, livello, lo stato d’animo profondo delle persone, costituendo dunque un ottimo input per poi affrontarlo insieme.
  • Albero della vita: costituisce anch’esso una possibilità di lavoro sulle emozioni, favorendo espressione di vissuti, di storie di vita; consiste nel disegnare un albero rappresentando con parole, frasi, disegni, immagini di riviste, ecc. episodi positivi della propria vita; mi piacerebbe lavorare su ciò che emerge per, implicitamente, far percepire la positività passata e magari ancora presente nella propria vita, al di là dei rimpianti e dei momenti difficili.
  • Giochi a premi: utilizzando giochi non comuni oppure “datati” come aggancio, organizzare piccole gare tra i presenti, siano essi famigliari, volontari o pazienti. L’intenzione è quella di lavorare sulla maggior conoscenza degli altri, sulla sana competizione e, grazie anche alla scelta accurata di piccoli premi, sull’autostima. Si tratta di offrire occasioni concrete di socializzazione, chiacchiere e buonumore.
  • Giochi di odori: utilizzo dell’orto per giocare con gli odori delle diverse spezie. Questa attività è pensata in particolar modo per una utente ipovedente. L’idea è di lavorare sull’incremento di autostima a partire dall’esercizio di capacità residue, quali appunto il riconoscere le diverse spezie. Si vorrebbe produrre senso di efficacia nei pazienti. Inoltre, gli odori spesso suscitano ricordi ed emozioni che possono costituire un input per un’apertura, una discussione, ecc.
  • Découpage: si tratta di un lavoro artistico su una scatola che conterrà materiali e giochi da tavolo usufruibili da tutti, con la collaborazione di ciascuno a seconda delle proprie capacità; trovo sia importante “personalizzare”, per quanto è possibile, lo spazio della sala relax e anche “prendersene cura”, creando qualcosa che serva a tutti e che non sia asettico.

Iniziative semi-attive

  • Musicista: la musica è un modo di intervenire anche sul contesto, introducendo uno stimolo nuovo, diverso, che spezzi la routine e che possa allietare tutti i presenti, dai pazienti agli operatori. È un modo di coinvolgere chi vuole essere coinvolto (attraverso l’ascolto attivo e la richiesta di talune canzoni, per esempio) e di non far sentire nessuno “obbligato” a partecipare attivamente.
  • Musica e strumenti musicali: attraverso la scoperta di strumenti particolari, di suoni nuovi, si esplorano le sensazioni che essi rimandano, creando un vero e proprio dialogo fra strumenti, facendo intraprendere conversazioni di suoni. È interessante poi indagare ciò che le persone intendevano dirsi, far emergere a livello verbale il dialogo che si è sostenuto. Ciò favorisce la conoscenza reciproca e dunque la socializzazione.
  • Braccialetti: costituiscono un oggetto attrattivo; il lavoro è incentrato, in questo caso, sulla creazione di occasioni di relazione, tramite oggetti e attività riconoscibili in particolare da pazienti e famigliari di genere femminile. Si utilizza l’oggetto come mediatore di relazioni. L’obiettivo è anche produrre un apprendimento, laddove fosse possibile, affinché l’attività possa essere reiterata anche in assenza dell’Educatore. La costruzione di braccialetti con le tecniche dei nodi decorativi è utile ai fini dell’autostima e promuove socializzazione grazie agli scambi di idee, opinioni e prodotti ultimati.

Iniziative passive

  • Pittrice su tela: costituisce uno stimolo da osservare, anch’esso atto a spezzare la monotonia. Il soggetto del quadro può deciderlo chiunque dei presenti e vederlo realizzare. Questo è l’esempio più concreto del concetto di “permettere di osservare a chi non ha più la capacità o la forza di fare”. È cruciale perché stimola la fantasia, il pensiero.
  • Introduzione di oggetti “socializzanti” e usufruibili da chiunque: ciò è risultato necessario dalla ricerca che ha dato origine a questo progetto; l’idea è di offrire un’alternativa agli oggetti “isolanti” già presenti, quali le riviste: mazzi di carte, pennelli, colori, fogli, materiali di varia natura, giochi in scatola, ecc. È importante offrire possibilità diverse, occasioni, inviti.