Mind the gap: impressioni di settembre

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Diana pubblicato 1 mese fa

Abbiamo bisogno di spazio per muoverci, di distanze da colmare, oltre che di tempo per sostare a riflettere: questa è la concessione di settembre. Dopo il gap estivo, che spesso rappresenta la terra di nessuno, in cui le regole non valgono e le parole non pesano, abbiamo bisogno di questo limbo, amniotico e settembrino, nel quale galleggiare alla ricerca della spinta giusta per uscire dai casini che la vita ci pone davanti ogni anno, costante e allegorica come in un Carnevale: non sappiamo ancora quale sia lo scherzo peggiore che ci possa capitare.
Sappiamo chi non siamo o, meglio, chi non vorremmo mai essere, e settembre ci concede il tempo e le idee per ripartire. A questo serve l’ozio estivo, per riprendere fiato.
Quest’anno nessuna vacanza, decido di partire in solitaria alla volta di Verona, città che non avevo mai visitato e di fermarmi due giorni. I seguenti dodici, invece, li avrei trascorsi a Soave, piccola cittadina famosa per il castello scaligero e l’omonimo vino; concedetemi a questo punto due parole sul mio conto, giusto per contestualizzare: 26 anni e mezzo, una formazione da pedagogista, due ricoveri non coatti ma poco ci è mancato, una famiglia splendidamente meridionale alle spalle, due occhi (grandi color di foglia) per guardare lontano e tutto da guadagnare.
Così mi sono iscritta su un gruppo Facebook, il gruppo italiano di Wwoofers, di cui ignoravo l’esistenza fino alla prima di agosto e, dopo aver preso la rincorsa, ho scritto il seguente annuncio:
Buongiorno, 
sono Diana e ho chiesto ieri di essere iscritta al gruppo, perché mi piacerebbe fare un’esperienza di wwoofing, magari in Liguria. Sono disponibile dal 16 al 30 agosto, se qualcuno avesse ancora disponibilità ad accogliermi.              
Vi ringrazio anticipatamente.
Piccolo inciso per chi non conoscesse la realtà del wwoofing, funziona circa così: ci sono due parti in gioco, ovvero il wwoofer da un lato e l’host dall’altro, che si mettono d’accordo; il primo per prestare un’attività agricola non retribuita e il secondo per concedere vitto e alloggio in cambio di questo aiuto. Ecco. Valutate voi la miriade di implicazioni pedagogiche e formative già a questo primo livello e aggiungete il fatto che in tempo zero mi abbiano contattato tre hosts diversi e che io abbia scelto di andare, incapace, (astemia), anche un po’ ignorante e al tempo stesso entusiasta, a svolgere due settimane di vendemmia.
L’aspettativa era di ricongiungermi al nuovo, al sogno e all’enigma, con il compromesso di mettere da parte due settimane della mia vita. La posta in gioco sembrava buona e così ho deciso di rischiare, perché alla fine è vero: se lo fai di lavoro, spesso, sei disposto a tutto per formare i tuoi utenti, ma dell’intenzionalità che solo un’esperienza educativa può darti, talvolta, dimentichiamo di prenderne un pezzetto per noi stessi; succede così che ci mettiamo al servizio, ci poniamo e dis-poniamo per gli Altri, ma noi? Dove siamo in tutto questo?
Dalla vendemmia, dura e autentica, ho imparato che bisogna avere cura e anche coraggio; che si può sbagliare ma anche vincere o perdere per variabili che non dipendono solo dalla nostra volontà, ma che senza fatica non si va nessuna parte. Ho imparato che l’impegno paga, sempre. Che per lo stesso motivo si può ridere o bestemmiare, ma il risultato può non cambiare. Ho imparato che tutti cerchiamo di essere felici, ma non tutti delle stesse cose; perché se siamo qui e adesso – ed è tutto così effimero e aleatorio – ci deve essere una ragione nascosta, dimenticata o magari più evidente.
A poco servono gli oroscopi, abbiamo bisogno di essere normati e di darci dei punti fermi per poter prendere fiato e ricominciare a parlare; le impressioni di settembre funzionano fino a un certo punto, perché pensiamo spesso che andrà tutto bene, ma spesso è tutto davvero precario e non sappiamo fino a quando durerà la quiete estiva.
Abbiamo bisogno di ricaricarci, ma l’energia fluisce sempre. Soprattutto a settembre.

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