L’occasione in uno sgurado

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Foto del profilo di Diario di un professoreDiario di un professore pubblicato 7 mesi fa

Negli occhi di Daniele si vedevano le pagliuzze d’oro che una luce profonda rispecchiava, dilatando le pupille a comprendere l’ampiezza del reale.
Una rara sindrome lo costringeva a stare su una carrozzella, ormai da anni, ma ogni volta che lo si incontrava era netta la sensazione che non fosse lui sulla carrozzella, ma chi si fermava a fissarlo, chi stava solo per un attimo a guardarlo.

Anche questa sera era stato così, Daniele era quanto mai vitale, una forza incontenibile gli distendeva i muscoli oltre ogni ragionevole misura, la sua voglia di vivere era più che mai tesa sul limite di un percorso vertiginoso, Daniele sorrideva senza considerare la sua fragilissima condizione, ciò che gli stava a cuore era trattenere quella sensazione di vita che gli percorreva tutto il corpo. Se era vero che il corpo non rispondeva, eppure vibrava la vita in quella gabbia chiusa a doppia mandata, a testimoniare la forza incontenibile dello spirito.

Daniele non parlava, Daniele non camminava, Daniele non afferrava gli oggetti che gli si porgevano, sì, Daniele aveva una vita segnata dal limite, ma Daniele c’era, più presente di tutto quello che gli stava intorno, più presente di chi parlava e camminava.

Era la sera del suo compleanno e Maria era venuta a trovarlo con alcuni amici, nel salone della comunità vi erano parecchi ragazzi e ragazze segnati dalla malattia, ognuno con più o meno coscienza del dramma che si trovava a vivere.
Un lungo percorso di sofferenza stava davanti a Maria che non conosceva quasi nessuno degli ospiti della comunità, per cui lo sguardo e il passo avevano una direzione prederminata, dovevano finire nei pressi di Daniele. E così è stato, gli occhi di Daniele sprizzavano di gioia, era oggetto di una preferenza che gli era tanto grata, un viatico importante per il suo difficile cammino.

La festa intorno a Daniele durava già dal primo mattino e questa visita non aveva altro effetto se non di continuarla, dilatando l’abbraccio che lui impetuosamente cercava.
Maria aveva presentato Daniele ai suoi amici, che avevano sentito il contraccolpo della loro fragilità, quasi paralizzati dal fatto di percepirsi normali e forse di esserlo.

Era scattata immediata una simpatia reciproca, Maria guardava Daniele volendogli tanto bene, Daniele rispondeva con il suo incontenibile amore: era il loro un flusso che si espandeva oltre i limiti spaziali e tendeva a oltrepassare i confini dell’orizzonte, un’esperienza nuova che li coinvolgeva facendo loro gustare il battito del tempo.

Maria guardava Daniele con grande intensità, ma d’un tratto si era sentita guardata, non era più lei a impegnarsi a guardare, era Daniele che la guardava.
Era stata un’esperienza strana, lei era andata da Daniele la prima volta e pensava di saperlo guardare, di penetrare la sua coscienza avvertendo ciò di cui aveva bisogno.
Non era successo questo, nemmeno questa sera stava succedendo questo, lei era lì, ma non era lei a guardarlo, stava succedendo qualcosa di molto strano, lei non riusciva a guardarlo, era lui che la guardava!

 

Cosa fai Daniele?” aveva chiesto la ragazza, ma lui non rispondeva, la malattia lo paralizzava rendendogli vano ogni tentativo di muoversi.

Alla fine aveva strizzato l’occhio che in gergo significava “ok”, ma “ok” a che cosa? La risposta a questa domanda era incomprensibile, ma forse nemmeno la domanda aveva una sua ragione d’essere.

La ragazza allora aveva abbracciato Daniele a segnare quanto lui valesse per lei, a testimoniare quanto grande sia un atto di preferenza, a cercare il suo profondo sorriso.

Avrebbe voluto parlargli, raccontare quello che sentiva, ma aveva percepito salire su dalle incanalature delle vene una reticenza che avrebbe potuto comunque vincere coinvolgendosi con lui all’altezza del suo più vero desiderio.

Stava accadendo qualcosa di più di quello che ognuno di loro aveva pensato andando a festeggiare il compleanno di Daniele, qualcosa di infinitamente più grande della somma dei gesti che Maria e i suoi amici avevano compiuto, stava loro accadendo di incontrare uno sguardo che prendeva sul serio quello che ognuno di loro era, quello che ora è.

Uno sguardo quello di Daniele che è impastato di amore alla vita, uno sguardo che vibra di una voglia arrembante di esistere, uno sguardo i cui occhi sono più profondi di quello che appare, la profondità del cielo e delle stelle, la profondità del mistero che dà vitalità ad un corpo che altrimenti decadrebbe nel nulla, la sofferenza intrisa di una letizia impossibile eppure quanto mai reale.
Le candeline di una magnifica torta gelato erano state accese una per volta, tremolando si erano alzate veloci nel mezzo della sala; l’attesa che si percepiva nell’aria era di grande intensità, però incerta sul da farsi, se aiutare o no Daniele a trovare l’energia per spegnerle tutte insieme quelle troppe candeline, ma non ve n’era stato bisogno, il festeggiato aveva fatto tutto da sè, aveva raccolto il suo soffio vitale e d’un colpo aveva spento quelle piccole fiamme lucenti.

Un applauso quanto mai sentito e il “tanti auguri” che era esploso all’unisono, la festa era così continuata, era la festa del tempo che trascorrendo fa toccare in modo struggente il miracolo della vita.

Daniele l’aveva, lo ha negli occhi questo miracolo, la sua certezza di un bene di cui essere grati, la sua estrema positività, più vera di tutto ciò che la ostacola, più reale del limite di cui tutti siamo fatti.

Daniele guardava Maria e guardandola le trasmetteva ciò di cui aveva in quell’istante bisogno, riconoscere di esserci per qualcuno.

Per questo si festeggia, per questo si gioisce, per questo si vive.

E Daniele ne è così certo da poter aprire ogni giorno orizzonti più ampi di ciò che il suo corpo permetterebbe, questo si vedeva, questo si vede, che il limite non rinchiude la vita, ma ne è un’occasione!

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