Quale possibile intervento educativo di fronte alla sfida?

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Francesco pubblicato 9 mesi fa

Suona la campanella: intervallo! Corridoio.
Max è lì davanti a me con i suoi compagni di classe. E’ in prima, il più grande, ripetente, un po’ bullo, simpaticissimo.
Mi guarda. Butta a terra la carta del panino, ride con i compagni di classe. Mi sfida.
Devo raccogliere la sfida? Cosa posso fare? Di certo non posso far finta di niente: sono in corridoio, ho visto che Max ha buttato la carta a terra e lui sa benissimo che l’ho visto. E’ circondato da compagni che aspettano una mia reazione ed intervento. Far finta di niente significherebbe autorizzare il gesto, o peggio ancora far passare l’adulto come disinteressato..
“Max raccogli la cartaccia, non si buttano per terra le cartacce”. “NO”.
Mi accorgo che sono intervenuto esattamente come Max si aspettava. Ora sono nella sua rete, ho raccolto la sfida come voleva lui, faccio il suo di gioco. Come uscirne?
“Dai Max..” “NO.”- Prende la cartaccia, ne fa una pallina e con un calcio la lancia sotto un armadietto, dove diventa ancora più complicato recuperarla.
Un educatore può aver voglia di prenderlo a ceffoni? non si può dire perchè è politicamente scorretto?! però un pochino mi viene da sorridere… Mò la faccenda si è complicata..quel “no” l’hanno sentito tutti i comapagni. Perchè un ragazo ti sfida? in fondo se ti sfida ti sta già riconoscendo un ruolo, altrimenti non sarei degno della sua sfida. Ma perchè con me, educatore e non direttamente con l’insegnante? Un gioco di ruoli. Se non accetto la sfida sembrerò superiore da una parte, adulto che si sottrae dal rapporto dall’altra oppure ancora di fronte ai compagni di classe perderò in qualche modo credibilità secondo la loro idea adolescenziale che se mi piego ho perso. Non c’è solo Max di fronte a me, c’è un gruppo e io non posso intervenire senza tener presente questo: devo rispondere ad un gruppo non a Max.
Se Max fosse stato solo penso che mi sarei piegato e avrei raccolto io la cartaccia, per dare l’esempio forse, oppure per stoppare la sfida. ma se fossimo stati solo io e Max mi avebbe sfidato?
“Max allora stiamo qui fino a quando non la raccogli”. Grandi risate dei compagni. Max si avvicina e mi sussurra: “non ti arrabbiare però…si si ok lo raccolgo però aspetto che entrano gli altri…”.
Ecco il punto. Una sfida per conquistare una immagine di fronte ai compagni. In fondo è l’età in cui quello che pensano i miei pari è più importante. Una sfida con se stesso e con i suoi comapagni, io forse sono solo lo strumento.
Suona la campanella, tutto il gruppo entra in classe per la lezione. Max è li in attesa con la faccia da duro. Appena rimaniamo soli mi fa un sorriso, si abbassa a raccogliere la pallina fin sotto l’armadietto, la butta nel cestino ed entra in classe facendo l’occhiolino ai compagni.
Di fronte ai comapagni Max ha vinto lasciando credere loro che sia successo altro. Ma forse i compagni sanno perfettamente che non sarei mai rientrato in classe fino a quando Max non avrebbe tirato su la cartaccia. Ma il problema è davvero vinco io- vinci tu per ribadire un ruolo di fronte ai comapagni? un problema di potere? Che messaggio sarà arrivato alla classe?
COME AVREI POTUTO INTERVENIRE DIVERSAMENTE? QUALI LETTURE E PUNTI DI VISTA MI SONO PERSO?
 
 

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