Quanto influisce il fattore maschile/femminile?

La PiazzaCategoria: InterventiQuanto influisce il fattore maschile/femminile?
Linda pubblicato 1 mese fa

Buonasera a tutti.
Mi è capitato di sostenere un colloquio per svolgere il tirocinio del terzo anno in Educazione Professionale in una famosa comunità maschile per dipendenze di Pavia. 
Durante il colloquio mi è stato detto che “l’inserimento di una tirocinante, soprattutto femmina, è difficoltoso..” e che, vista questa difficoltà avrei potuto svolgere del lavoro burocratico da casa oppure, (con una certa insistenza su questo) avrei potuto scegliere un altro ambito.
Questo mi ha fatto riflettere.  
Quanto influisce essere donna in questi ambiti lavorativi? 
Secondo il mio parere fare queste “discriminazioni” é poco professionale.
Cosa ne pensate voi?

Condividi Questa Pagina!

Fai per commentare o votare

2 Risposte
Foto del profilo di GiuliaGiulia Staff risposto 4 settimane fa

Ciao Linda,
grazie per aver portato in piazza questo tema, davvero molto interessante e credo ancora poco discusso.
Trovo che nel nostro lavoro ci siano almeno due forme di discriminazione:

  • lo stereotipo ancora molto diffuso che il lavoro di cura sia prerogativa femminile fa sì che in alcuni ambiti e servizi si prediligano nettamente le donne rispetto agli uomini: un esempio, gli annunci di lavoro per i nidi sono tutti al femminile.
  • allo stesso modo, specularmente, lo stereotipo che l’uomo abbia, di per sé, caratteristiche legate all’autorità, alle regole, al “pugno duro” porta molti servizi a fare carte false per avere educatori uomini, anche perché sono ancora molto pochi (sempre per lo stereotipo di cui sopra).

Personalmente rientro in quella piccola fascia di popolazione che ritiene che uomini e donne non abbiano caratteristiche “intrinseche” differenti: un uomo può essere portato al lavoro di cura (e quindi, nell’immaginario, essere dolce, rassicurante, presente) tanto quanto una donna può essere autorevole (ma anche autoritaria), “forte”, determinata. 
 
…il problema è che siamo in una società che vive degli stereotipi di cui ho parlato e quindi mi rendo conto che realmente il ragazzino di quindici anni si comporta diversamente con l’educatrice o l’educatore e quindi sembra rendersi necessario, a volte, l’intervento di un uomo, o viceversa di una donna “in quanto tali” e non per i loro caratteri.
 
Penso siano questioni ricche di sfaccettature sulle quali vale la pena interrogarsi anche concretamente e quotidianamente nei servizi. Spero si arriverà un giorno a dire che quel ragazzino ha bisogno, semmai, di un determinato tipo di “persona” accanto, indipendentemente dal sesso di quella persona. Ma questo significa che anche i ragazzini saranno “cambiati”, vivendo meno la scissione dei ruoli stereotipati “mamma-dolcezza/papà-autorità”.
 
Giulia

Foto del profilo di NicolaNicola risposto 2 settimane fa

Ciao Linda,
per un breve periodo, circa nove mesi, ho lavorato in una comunità maschile per dipendenze, e onor del vero ero l’unico educatore maschio dell’equipe. Concordo con il discorso sugli stereotipi di genere fatto da Giulia, questi sicuramente ci sono, come del resto è normale che ci siano delle dinamiche inevitabili legate al fatto di inserire una ragazza giovane in un contesto di utenti maschi. Più che la sola questione della dolcezza/autorità credo che entri in gioco anche il come sappiamo gestire le nostre reazioni e le distanze con gli utenti e le distanze che questi mettono nei confronti dell’operatore.
La mia coordinatrice dell’epoca alle colleghe diceva sempre “in comunità non ci sono rospi, solo principesse”, tutte quante, infatti, erano investite di un rapporto speciale da parte di almeno un ospite. La vicinanza e l’intimità del rapporto educatore/ospite può essere confusa, siamo tutti, in fondo, esseri umani. Questo non vuol dire che una donna non possa lavorare in un contesto di utenza maschile o viceversa, né che far lavorare un operatore dello stesso sesso dell’utenza “protegga” da ogni dinamica. Sono comportamenti umani, vanno saputi leggere e, anzi, forniscono utili informazioni da utilizzare nel rapporto di lavoro.
Forse questa comunità fa fatica a garantire la giusta assistenza ai tirocinanti e quindi preferisce evitare di prenderli per questo motivo.