Rigenerare Prevenzione

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Anna Staff pubblicato 8 mesi fa

Rigenerare. Mai da zero.

Rigenerare è sfidare lo status quo.
Generare di nuovo, riformare parti di una prevenzione stantia; recuperare forza, vigore nell’avventura educativa della promozione alla salute; rendere di nuovo efficiente, funzionante e dignitosa proprio quella prevenzione che valorizza i fattori protettivi e non sottilinea solo quelli di rischio. Generare di nuovo, ma mai da zero!
Ripeto, mai da zero. Come gli antichi Romani: sono stati i più grandi innovatori della storia, ma innanzitutto hanno fatto tesoro della cultura e del patrimonio dei popoli che conquistavano.

Il rispettato critico culinario del famoso film d’animazione Ratatouille dice: “Qualsiasi mediocre tentativo (di prevenire, aggiungo io) ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale”. E poi: “The New needs friends ”. Il nuovo ha bisogno di sostenitori.
Io specificherei che i sostenitori sono i “padri”, il nuovo ha bisogno di “padri”. Rigenerare, nella mia ingenua e banale interpretazione, significa valorizzare il passato. Ma tutto il meglio di ciò che è stato sperimentato nella prevenzione fino ad ora, come può essere giudicato e riguadagnato nell’oggi?
Mi sembra essenziale analizzare l’esperienza di uomini e donne impegnati a fecondare la quotidianità grazie al loro lavoro, usando la loro creatività per generare nuove iniziative e per far crescere le persone e le imprese. Ma dove hanno imparato tutto questo? Chi glielo ha insegnato?

Vorrei portare come esempio l’azienda dei Fratelli Levaggi, una famiglia di artigiani altamente specializzati nella costruzione delle autentiche Sedie artigianali di Chiavari che utilizza metodi e materiali tradizionali, ma con una continua attenzione alla sperimentazione e alla ricerca. Eleganti, robuste e leggerissime: le loro sedie sono lavorate e rifinite interamente a mano con cura e passione. All’azienda non interessano i grandi numeri; ogni oggetto che esce dal loro laboratorio rappresenta la massima espressione in fatto di qualità e cura dei dettagli. I fratelli Levaggi credono che il “saper fare” guadagnato con la pazienza e il sudore di generazioni di artigiani costituisca un patrimonio inestimabile che va salvaguardato e trasmesso ai giovani.
Perché la prevenzione non si potrebbe muovere nella stessa direzione? M sono appassionata all’esempio di questa azienda artigiana di Chiavari, perché come potete notare dalle immagini che seguono, anche loro si son chiesti come rigenerare. La risposta concreta non è stata un cambio di direzione completo, un orizzonte opposto, un qualcosa di nuovo e diverso. Hanno trovato il modo di valorizzare il passato e di rigenerare un patrimonio. Hanno riguadagnato la tradizione con l’occhio dell’oggi.


Figura 1                                     Figura 2

Concretamente hanno studiato una rivisitazione stilistica della classica chiavarina (fig. 1), dove la tecnica costruttiva secolare si sposa con cromatismi di forte impatto per irrompere negli ambienti moderni, più giovani e dinamici (fig. 2).

Rigenerare. Rispondere alla responsabilità.

Altro spunto interessante di questo esempio è che non bisogna pensare che la novità sia solo avere un’idea brillante, perché essa deve risultare applicabile, cioè deve rispondere a un bisogno reale ed essere economicamente sostenibile. Per questo, nella sua fase generativa, avere un’idea significa soprattutto “accogliere” gli input che si ricevono dall’esterno.
Spesso sento parlare di “Prevenzione triste”.
Mi sembra ovvio dire che se nella vita professionale non coltiviamo continuamente la passione, il nostro lavoro diventa triste. Se nel campo della promozione alla salute ci lasciamo sopraffare dall’abitudine, dai risultati, dalle criticità, ci appiattiamo. Dobbiamo riconoscere qual è il nostro compito di educatori, di operatori socio-sanitari e non possiamo avere paura di guardare al futuro. Cosa permette di non perdere la passione? Il fatto di prendersi le responsabilità delle proprie sconfitte. La prevenzione spesso è sconfitta. Gli operatori sembrano sconfitti di fronte ai ragazzi. La promozione alla salute appare sconfitta di fronte ai dati statistici, di fronte al fatto che alcuni tra i consumi stanno diventando parte integrate della vita quotidiana dei ragazzi d’oggi, si stanno normalizzando, o per dirla come diceva Gatti già anni fa si sta verificando e assistendo all’alcolizzazione delle droghe.

Tornando alla domanda, come possiamo prenderci la responsabilità di questa apparente sconfitta?
Si continuano a proporre programmi educativi- promozionali che hanno alla base la metodologia delle life skills. Eppure non si tiene conto del fatto che le Skills di oggi non sono più quelle di ieri, sono trasformate dalla tecnologia. L’educatore dovrebbe avere come capacità peculiare l’osservazione, utilizzare uno sguardo consapevole . Proviamo allora ad attuare una osservazione dinamica. Si parla di life skills, ma perché non di Reskilling? Rigenerare è partire dalla formazione delle persone che operano già da molti anni nel settore della prevenzione dei comportamenti a rischio. Azzarderei, dicendo che chi conosce gli strumenti utilizzati non conosce forse abbastanza i destinatari dell’intervento.. Chi sono? come funzionano? Chi si occupa dell’utente può occuparsi anche degli strumenti che servono a questo. Perché prevenzione e cura son sempre più separate? Si potrebbe iniziare a pensare in un’ottica trasversale e non più invece verticale. Chi si occupa di cura delle dipendenze per esempio è anche chi ha visto, chi tocca con mano e sperimenta il fallimento della prevenzione stessa. Impiantiamo nello strumento il cuore dell’utente. E, per quanto affermato prima, per rigenerare è assolutamente necessario ripartire dal fallimento per assumersi la responsabilità professionale. Questo avviene teoricamente ma non ho ancora visto un dialogo aperto e sincero tra i due “settori” prevenzione, promozione alla salute e cura, riabilitazione.

Rigenerare. Nuove frontiere.

Propongo di iniziare a guardare quel particolare paradigma chiamato Open Innovation, che afferma che le imprese, le aziende possono e debbono fare ricorso ad idee esterne se vogliono progredire nelle loro competenze. Rivolgiamoci verso l’esterno, poniamo attenzione anche al processo non solo alla creatività e all’innovazione che tende al rischio.
Qualche esempio?
La Peer Education. Essa necessita sempre più risorse, che molte Aziende Sanitarie non hanno e su cui spesso non si investe (insomma, lo sappiamo, la prevenzione non è mai stata gran che di moda). Perché non formare operatori del privato sociale e dei servizi accreditati, e poi delegare alcuni pezzi di lavoro a queste realtà che possono occuparsi di alcune tematiche educative spesso con maggior dedizione e impegno? Perché non iniziare a creare Rete tra i servizi territoriali.
Il marketing. Inteso come ricerca del modo migliore per appagare bisogni e desideri. L’intervento preventivo se vuole essere attrattivo e raggiungere il target non può allora che viversi come un’attività/azienda in “concorrenza” con quelle efficaci strategie di marketing in grado di fornire risposte soddisfacenti al bisogno di emozioni, novità ed avventura tipici degli adolescenti che utilizzano sostanze. Esso deve essere in grado di proporre prodotti/servizi alternativi capaci di essere primariamente altrettanto “emozionanti” e attraenti. Il “matrimonio” fra prevenzione e marketing appare dunque ineluttabile. :

Rigenerare. L’umano.

Rigenerare può essere inteso ancora come un modo nuovo, diverso, più chiaro di rispondere a un bisogno e ad una emergenza preventiva. Abbiamo spesso l’idea che l’innovazione sia qualcosa di esclusivo per persone intelligenti che si mettono in una stanza a riflettere e, dal frutto di questa riflessione aulica, emerge magicamente un prodotto innovativo. Oppure si può pensare l’innovazione come qualcosa che sta dentro il tessuto di chi lavora normalmente, nella normale quotidianità. Piuttosto chiediamoci: esiste un modo più adeguato per svolgere il lavoro che sto facendo, così come lo sto facendo? In un’ottica di open innovation prendiamo l’esempio di Ferrero e l’ovetto kinder. Esso nasce fondamentalmente dalla povertà- come quella preventiva attuale?- degli anni ’70, quando non esistevano ancora negozi di giocattoli ma non si voleva deludere i ragazzi. È nato così, come un elemento di gioco da inserire nella quotidianità. C’era sempre bisogno del genitore o di un adulto per aiutare il bambino nella fase di costruzione della sorpresa; il benefit era ottenere un sorriso, far vivere l’emozione della scoperta.
Rigenerare prevenzione non può nascere dalla mente particolarmente intelligente di un supereroe ma nasce attraverso la continua relazione, la continua attenzione, il continuo dialogo di ciò che accade nel mondo. Nasce dall’osservazione di un bisogno. Nasce dall’osservazione seria di ciò che si sta vivendo, dal problema, dal limite.

Inoltre la persona deve tornare protagonista. La persona umana al centro. Ormai appare diventato uno slogan vuoto, mentre invece questo è l’orizzonte continuo verso cui tendere. Che banale innovazione!
Guardiamo per un momento il caso Islanda: ha davvero messo al centro la persona. Genitori, scuola, legislazioni, associazioni…tutti al servizio della prevenzione, al servizio di un bisogno emergente, al servizio dei ragazzi, al servizio della persona. La mia proposta è quella di uscire dal settorialismo, di iniziare a lavorare con una metodologia di sviluppo di comunità promuovendo empowerment. Adottiamo un’idea di cambiamento di tipo sistemico. Perchè non approfondire e sottolineare, per esempio, il ruolo della famiglia? Sosteniamo i ragazzi, ma non accompagnamo e non condividiamo questa esperienza con i genitori di questi stessi ragazzi.

Si dice di utilizzare il più possibile un approccio esperienziale. L’io. La persona come soggetto di Esperienza? Chiediamoci quali esperienze produce la promozione alla salute? Quali esperienze propone la prevenzione?
È necessario tematizzare questa esperienza, la sfida è quella di creare una realtà diversa dal quotidiano per poter fare, imparare, restare ed essere; suscitare impressioni che rimangano indelebili; coinvolgere i cinque sensi; trovare il modo di estendere l’esperienza stessa, che continuerà a perpetuarsi anche una volta conclusa.

Bisogna essere un po’ come dei GPS. Posta una certa destinazione finale, bisogna sempre essere capaci di ricalcolare il percorso in base alle esigenze e ai problemi che emergono. È necessario capire quale direzione la realtà stia indicando. Questo, in fondo, significa davvero innovare rigenerando.

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