Sessualità e disabilità: un corso in Italia per assistenti sessuali

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Giulia Staff pubblicato 3 mesi fa

All’università ho svolto una piccola ricerca sul tema sessualità e disabilità e ricordo la sensazione di trovarsi a camminare  su un terreno scivoloso e precario, sondando aspetti e argomenti ‘border line’, in equilibrio su quella linea sottile tra l’umano e il professionale, tra il compreso e il permesso, tra il bisogno e il concesso.
Ricordo che i servizi più ‘aperti’ erano quelli che si muovevano lungo questi fili sospesi prevedendo spazi di educazione all’affettività e alla sessualità, che quando si parla di servizi per persone con disabilità significa prima di tutto un gran lavoro degli educatori per ‘giustificare’ quell’attività. O, più politically correct, darle un contesto e conferirvi un senso, di fronte alla famiglia e all’ente.
I servizi più aperti fanno anche finta di ‘non vedere’. Costruendo setting con regole precise, informazioni, spazi, non detti e non visti. Lasciano fare, a patto che si rispettino certi vincoli. Mica puoi masturbarti sul divanetto di fronte a tutti.
Ma non è stato all’epoca di questa ricerca che ho scoperto la figura dell’assistente sessuale. È stato prima dell’università, al liceo, quando frequentavo da volontaria una bellissima realtà milanese per persone con disabilità. Mi avevano raccontato che un ragazzo che frequentava questa realtà veniva accompagnato dal padre a incontri con prostitute. Non so se e in che misura fosse vera questa storia, ma ricordo la tenerezza infinita che avevo provato nei confronti di questo padre. E allora scopro sul web che ci sono tante storie simili, e quando non si parla di prostitute si parla di madri che masturbano i figli. E a me queste cose che leggevo non scandalizzavano, ma lasciavano una sensazione di tristezza e tenerezza e ammirazione per un gesto estremo d’amore. Ma 16 anni sono sufficienti per capire che quelle erano, sono, in qualche modo, forzature del ruolo genitoriale, storture del sistema dovute all’assenza di un’alternativa. E in effetti l’alternativa c’era, ma non in Italia.
L’articolo che ha scatenato questa serie di ricordi parla di un passo interessante sulla strada poco battuta dell’assistenza sessuale. Attorno, culturalmente, un terreno arido di riflessioni.
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/08/31/news/assistenti_sessuali_per_i_disabili_partono_i_primi_corsi_a_bologna_ma_manca_una_legge-174246341/

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