Superare l’odio: il passato non è un nemico ma un passaporto

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Foto del profilo di AnnaAnna Staff pubblicato 3 mesi fa

Vorrei proporvi alcune righe tratte da un incontro con Tim Guenard, autore del libro “Più forte dell’odio”.

Riassumendo, il libro autobiografico racconta di Tim, abbandonato a tre anni, sulla strada, dalla madre, inchiodato per due anni a un letto di ospedale a causa delle botte ricevute dal padre: l’infanzia di Tim è un inferno di rabbia e di odio, in un alternarsi di riformatori, famiglie affidatarie e istituti.

A 12 anni comincia a vivere sulla strada e lì è una lotta quotidiana contro la fame, il freddo, i cattivi incontri. Poi il pugilato, dove riesce a emergere e ad acquistare un po’ di rispettabilità.

Ma dentro di lui brucia l’odio e cresce il desiderio di vendetta contro il padre. Saranno alcuni incontri  a cambiare radicalmente la sua vita. Un libro che contiene un grande messaggio di speranza e un forte richiamo alla forza dell’amore e del perdono.

“E’ molto importante poter palarare della propria sofferenza. Una sofferenza espressa è una sofferenza riconosciuta. Il riconoscimento dà diritto di esistere. Una sofferenza non riconsociuta è come una madre che prepara da mangiare, mette la pentola sul fuoco, lasciandola traboccare.”

I servizi in cui lavoriamo noi educatori, mi viene da dire, sono pieni di queste pentole traboccanti.

“Il loro peggior nemico non è la loro sofferenza, ma la memoria,. Come la data anniversario della nascita esistono anche le date aninversario della sofferenza. E’ importante guardare con benevolenza la propria storia. Il primo perdono non è quello verso gli altri ma verso se stessi per aver subito cose non scelte. […]“La vita è come un viaggio in mongolfiera, se vuoi andare più alto e più lontano devi mollare del peso, lasciare cose del passato per osare vivere il presente, osare diventare, andare oltre. Il passato a questo punto non è più un nemico ma un passaporto.”

Ho detto a chi ho incontrato: Ti amo anche quando mi dici le frottole, ma se un giorno vuoi e puoi mi offrirai la tua verità. Quando vuoi, non domani. Fai ordine nella tua vita e prenditi il tempo che ti serve.Se accogliete giovani che soffrono molto, non fate loro mai domande pretendendo una risposta immediata e chiara.La sofferenza è come una casa in disordine ed è più bello visitare una casa ordinata. Spesso la gente mente per non mostrarti quella casa in disordine e molti mentono perchè non sono pronti per essere visitati.

Bisogna accettare di amare accettando alle volte di restare davanti alla casa e non all’interno, lasciate alle persone il diritto di decidere quando farvi entrare.Bisogna dire a un giovane sofferente che si è fieri di lui; quando glielo si dice, spesso scappano: per loro è insopportabile sentirlo, ma torneranno, spesso a testa bassa. Mi diranno che è tanti anni che aspettano di sentirselo dire.

Il giorno dopo torneranno a fare qualcosa di bello per verificare che si è ancora fieri di loro. Il bello deve essere incoraggiato, perchè non cresce naturalmente, ma deve essere coltivato. Non chiudete mai i giovani che incontrate nei cassetti, ogni persona va vista come se foste voi stessi, perchè ogni persona è più bella di qualsasi regalo di Natale o di compleanno.

Ciascuno di voi impiegherà una vita intera per capire che regalo si è davvero l’uno per l’altro. Quando vedete un bambino o una persona difficile, pensate che c’è tanta carta regalo da scartare prima. Lasciate ad un bambino il diritto di essere un regalo non ancora finito di essere scartato: rimarremo spesso molto sorpresi!”

Rileggendo queste righe, rivedo parte della mission di un educatore.. mi torna la motivazione ad un lavoro tanto “pregnante” quanto pieno di stupore.

Anna

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1 Risposte
Foto del profilo di FrancescoFrancesco risposto 1 mese fa

Leggendo queste parole mi viene in mente un articolo che ho letto di una persona, che sento molto in linea con il pensiero di questo scrittore rispetto le circostante faticose e dolorose che ognuno di noi vive:
“[…] Nella vita di ognuno di noi poco importante è che si sia vissuto nell’abbondanza o nella miseria, nulla porta più coscenza del fallimento e più chiarezza del dolore. E nella minuscola saggezza che otteniamo, quei nemici temuti e odiati, “dolore e fallimento”, hanno diritto e ragione di essere ed esistere.”
                                                                                                                                    di  Roberto Allegri
 
Mi piacerebbe però sapere….cosa pensate voi educatori e psicologi quando vi trovate di fronte al dolore dell’altro? come lo guardate? come fate a far accettare quel pezzo?
Francesco Rossi,
allenatore ed insegnante

Foto del profilo di FrancescoFrancesco risposto 1 mese fa

Come fate, per esplicitare meglio la mia domanda, a trasformare il passato doloroso delle persone che educate in passaporto?