Teatro invisibile e pedagogia creativa

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Giorgio pubblicato 2 anni fa

L’intervista a seguire, a cura di Anna Ravera, è la cronaca sintetica di un intervento pedagogico di Giorgio Degasperi presso la scuola professionale Ial di Pordenone ed è da leggere all’interno del progetto, ideato da Francescopaolo Isidoro, TURF (che nello slang americano, descrive “un territorio che non è di chi lo possiede ma di chi lo vive”)
TURF nasce dalla necessità di rendere l’ambiente in cui vivono gli studenti più confortevole, cooperativo e sicuro. L’obiettivo del progetto è quello di realizzare una piattaforma virtuale che oltre a sostenere la crescita e l’autonomia, collettiva e individuale, possa anche inserirsi e confluire nella più vasta rete di realtà istituzionali che si occupano di benessere e prevenzione (per maggiori dettagli vedi a fine articolo).
Il tutto si gioca nella creazione di una città immaginaria.
Tredici le classi coinvolte, 15 incontri per un totale di 45 ore ciascuna.
 
INCIPIT INTERVISTATO:
Il mio compito all’interno del progetto è di “verificare” la verità profonda delle scelte che le/gli studentesse/ti hanno operato nel dare identità alla propria città. Il mio ruolo potrebbe essere visto come quello di un ambasciatore/filosofo, che, in procinto di aprire una sede d’ambasciata, cerca di capire le regole e i costumi della città in cui si trova. Per fare questo mi sono sempre posto almeno due obiettivi, il primo è evidenziare le potenzialità, anche in negativo, delle scelte fatte nel dare forma alle proprie fantasie creatrici, per fare questo ho introdotto delle metodologie relative alla comunicazione efficace e alla consapevolezza del rapporto tra comunicazione verbale e non verbale e in seconda battuta ho proposto delle pratiche per consolidare il senso di appartenenza al gruppo classe”.
INTERVISTA:
Stare su quello che dici. Mettere in relazione il tuo pensiero con il dato di realtà .. facciamo così, ok facciamolo. E poi di colpo scopri che quello che hai appena detto ha delle possibilità ma ha anche dei limiti. Verificare davvero le proprie idee.
Costruire la propria città attraverso come funziona, dovè collocata, quali i costumi e le regole. Io sono uno degli otto insegnanti (vedi lista in fondo).
Sono quello che va a verificare quanto credono alla città che stanno “costruendo”, mi presento come un se fossi un ambasciatore o quanto meno uno straniero molto curioso con un atteggiamento filosofico.
In un’ occasione mi hanno detto che si trattava di una classe un po difficile, con un paio di leader antagonisti, un clima un po così, molto conflittuale, disinteresse reciproco…
La classe ha pensato una città tremenda (vedi in fondo) dove praticamente da un lato vivi in una società dove apparentemente tutto funziona, ma appena sbagli, anche una sola cosa, vieni isolato ed eliminato. Finisci in un mondo parallelo dove non c’è nulla. Vivi allo stato brado e sei abbandonato a te stesso. Un autoritarismo micidiale, senza scampo.
Parlando con il coordinatore gli propongo un opzione: “la prima metà dell’incontro entro e faccio il professore autoritario quasi bastardo, poi interrompo e faccio il prof easy, quasi normale”. Il coordinatore è d’accordo così entro dentro la classe. Basta uno sguardo e si crea un silenzio micidiale, io ho fatto una lezione veramente dura, mi guardavano e avevano gli zigomi rossi per la rabbia e per la vergogna. Ho chiesto chi mi spiegava la città e nessuno sapeva spiegare e raccontare il lavoro fatto tranne una ragazza che ha alzato la mano. Le chiedo di iniziare ma subito blocco tutto: “mi avete appena detto che non sapete nulla di questa città (con il tono aggressivo), e allora fuori i quaderni e prendere appunti no?”. Tutti quanti, in un silenzio tetro, tirano fuori i quaderni per gli appunti. Dopo un po’ stoppo e dico a uno: “scusa tu come ti chiami?” – “Filippo”. “Perché non ha tirato fuori il quaderno? Allora sei fesso”. Gelo. Tensione che aumenta. Lui mi sfida e mi dice: “cosa c’è da guardare, credi che ho paura?”. Cresce tutta questa dinamica sempre più pesante di tensione, di silenzio, qualche protesta (sempre repressa). Ogni tanto li guardo e dico: “Dura è?”. Alcuni sottovoce annuiscono.
Ad un certo punto mi fermo cerco di cambiare atteggiamento e osservo: “Avete scelto una città questo si basa sull’autoritarismo, è questo che volete? Una città così?”. Tutti mi guardano un po’ sbalorditi. Aggiungo: “Sì, perché io sono un attore, quello che ho fatto è un ruolo”. Momento di panico: “Come un ruolo?” – “Ci ha preso per il culo?”. Sostengo la tensione e aggiungo: “No, ho solo fatto un ruolo non vi ho preso per in giro.”. Allora gli chiedo: “Volete vedere il prof easy? Allora sistemate tutto come quando sono entrato”. Mi rivesto, esco e quanto entro butto il registro sulla cattedra, piedi su un banco, seduto sciallato, mi guardano misto tra rabbia e allegra sorpresa..
Da quel momento, e non senza fatica per riacquisire la loro fiducia, costruiamo un percorso di scambio di opinioni sul vissuto, sulle scelte della loro città.
Siamo riusciti ad arrivare ad un punto di verità delle loro idee e anche di ciascuno di loro rispetto all’impegno che mettono nella classe. Perché il principio è quello… la verità… e non c’è l’abitudine a dare coerenza a quello che tu pensi perché a scuola ti senti e ti comporti sempre in maniera deresponsabilizzata, tanto per…
Abbiamo fatto in cerchio di autovalutazione dove sono emerse cose interessanti: come funziona la classe, cosa metto in gioco di me stesso per la classe, qual’è il valore che do a questo progetto. Debbo dire che è stata una vicenda piuttosto… intensa.
Ho fatto anche una domanda provocatoria: “ok questo prof è uno stronzo autoritario… ma lo era veramente? È così inutile un prof così secondo voi?”. Giro di opinione. “Beh magari uno così ci vorrebbe…” – “Magari non sempre, tipo una volta alla settimana”. Si capisce il livello di “perversione” che c’è? E alla fine molti volevano il prof duro, come un senso di mancanza di contenimento, il paradosso per cui vivi in una dimensione autoritaria in cui questa cosa ti mette in totale apprensione, critica e avversione ma poi se ti osservi nel modello pedagogico totalmente mirato al libero arbitrio non ti torna… sei troppo giovane… tutta quella libertà non la sai gestire… hanno bisogno anche e certamente non solo di qualcuno che gli indichi dei potenziali percorsi.
Per la cronaca ci siamo lasciati con un grande hip hip hurra!
(Sbobinatura a cura di Anna Ravera)
 
LA CITTÀ
Qui la scheda che è risultata dalla loro prima creazione (la città è ancora in attesa di un nome):
Tema / ordine – caos / inferno – paradiso/ visione soggettiva, per alcuni l’inferno è meglio di un paradiso algido ed estremamente regolamentato
Città sotterranea / illuminata da grandi buchi (vetro?) dai quali passa la luce.
La città è molto pulita, ordinata con leggi ferree, rigide. La sua popolazione è molto unita.
Questa città ha posti limitati, e le leggi che la regolano garantiscono la stabilità sociale.
Non c’è libertà di scegliere la propria vocazione, ma si deve accettare e svolgere il lavoro necessario per il benessere sociale.
Per agevolare questo processo i bambini vengono educati sin da piccoli alle attività che svolgeranno da adulti.
Per ottenere i massimi risultati viene utilizzato un sarcofago di vetro che ha la possibilità di estrarre l’anima ed inserirla in un cubo per la conservazione. Alla nascita nel corpo dei bambini viene trapiantata l’anima necessaria per il continuo mantenimento dello status quo.
Il mondo di sopra è anarchico, caotico, post bellico, vizioso, violento, libero.
Nel mondo di sopra c’è una nuvola inquinante. Una pioggia acida di tanto in tanto corrode le abitazioni, per questo i cittadini sono costretti ad estrarre dei cristalli (immuni all’acido) per riparare le parti danneggiate delle loro abitazioni
Cosa succede a chi non rispetta le regole del mondo sotto? viene esiliato per qualsiasi reato anche il più semplice. non si può reagire alle decisioni del giudice.
Per assicurarsi il mantenimento della propria cittadinanza bisogna assicurare un numero di nascite, almeno 5, perchè prevedono una selezione naturale nel tempo
 
OBIETTIVI PROGETTO TURF:
Argomenti sociali come il cyberbullismo, la corretta gestione delle relazioni al fine di stimolare la condivisione di pareri ed esperienze che possano sostenere una corretta integrazione, abbattendo stereotipi e pregiudizi, e prevenendo fenomeni disfunzionali che rischiano di indebolire la sicurezza collettiva
Riflessione sugli stili di vita utilizzando la città virtuale come luogo dove ipotizzare la propria “giornata tipo”.
Argomenti scolastici con studenti che si scambiano informazioni sulle varie materie, conoscenze e competenze relative, creando (ad esempio) dei video tutorial per condividere le tecniche apprese ed agevolare l’apprendimento e la comprensione.
Argomenti scolastici che sfruttino la città virtuale come mezzo di analisi per materie specifiche. Ad esempio, lezioni di educazione civica nelle quali si possono simulare organizzazioni sociali differenti della città virtuale per approfondire il senso della democrazia ed il valore della Costituzione.
La condivisone di interessi, esperienze, passioni comuni al fine di far sentire gli allievi parte di una comunità dove sono valorizzate le differenze e sostenuto il senso di appartenenza.
Analisi delle aspettative future (lavorative e sociali) degli allievi e la condivisione di riflessioni utili che oltrepassino la metafora virtuale per raggiungere obiettivi reali.
DOCENTI (ELENCO):
Francescopaolo Isidoro / Sviluppo tematico delle città e gioco di ruolo;
Enrico Sist / Creazione degli edifici attraverso la tecnica del collage;
Marco Zanella / Strutturazione grafica delle città;
Antonio Cordenons / Educazione allo sguardo, l’occhio fotografico;
Flavia Rossetti / La città malleabile: mobilità e cultura;
Giorgio Degasperi / Costumi e norme delle città;
Andrea Scodellaro / Piattaforme virtuali, avatar e ritratti;
Federico Mazzolo / Il Soundscape delle città;

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